Biblioteca "Maria Goia"

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NON PERDERE MAI LA SPERANZA

di Riccardo Safweh e Giammarco Perugini

09/03/2016

Daniele era un ragazzino di 14 anni non particolarmente alto.

Aveva pochi amici; anche a scuola veniva emarginato dai suoi compagni di classe.

Aveva una grande passione: il Basket, ma non era particolarmente bravo.

Giocava nel Cervia da circa due anni, i suoi compagni di squadra lo prendevano in giro appunto perchè rispetto a loro era particolarmente scarso.

Il suo sogno era quello che un giorno sarebbe voluto diventare un giocatore di Basket famoso nel suo paese e perchè no anche nel mondo intero.

Nonostante non fosse bravo in questo sport lui continuava a crederci nel suo sogno e continuava ad impegnarsi sempre di piú sia agli allenamenti che a casa e in palestra per coltivare e portare a termine il suo sogno.

Dopo un mese di allenamento:

Daniele vide che con questo ritmo di allenamenti non ce la faceva piú a stare al passo sia col basket che con la scuola

Venne convocato a una delle sue poche partite.

Finita la partita un giocatore della squadra avversaria, uno fra i piú bravi, di nome Jey vide lo strano comportamento che aveva Daniele alla fine di ogni partita: stava sempre da solo in un angolo a riflettere con se stesso.

Appena lo vide Jey gli chiese il motivo della sua tristezza e della sua solitudine.

Daniele a fatica gli rispose che quasi tutti i membri della sua squadra lo prendevano in giro perchè era scarso a giocare a basket.

Jey, con sicurezza lo tirò sú e gli diede il suo numero di telefono.

Il giorno dopo si incontrarono al palazzetto di Cervia per giocare un po' a Basket e quel pomeriggio Jey diede molti consigli a Daniele su come migliorare e il piú importante di quelli che gli diede fu appunto quello di non mollare mai e cercare di avere un po' di autostima di se stesso.

Piano piano i due si incontravano molto spesso: quasi tutti i giorni.

Daniele era migliorato molto e il coach lo convocava quasi a tutte le partite.

Era molto impegnato in questo sport, ma aveva iniziato a impegnarsi di meno nello studio e nei compiti e ora a scuola prendeva voti bassi.

L'unica che se ne accorse fu una sua compagna di classe di nome Caterina.

Un giorno andò a casa di Daniele e gli chiese il perchè di questi bassi voti che stava continuamente prendendo.

Egli le rispose che era molto impegnato con il Basket e non aveva molto tempo per studiare.

Lei gli consigliò di smettere per qualche mese di giocare a basket e di pensare di piú alla scuola.

Lui a sua volta le rispose che non voleva buttare via tutto quello che aveva fatto, tutti i suoi miglioramenti nel basket e una migliore "amicizia" che piano piano si stava instaurando con i suoi compagni di squadra.

Caterina gli disse che gli poteva dare lei una mano nello studio.

Daniele ci pensò un po' su e alla fine gli venne in mente che se non avrebbe studiato avrebbe perso l'anno; quindi accettò.

Ogni giorno Daniele e Caterina studiavano insieme per circa due ore.

Dopo lo studio Daniele per sfogarsi e staccare un po' la mente andava con Jey al palazzetto per allenarsi mentre Jey che si allenava con lui faceva anche da coach e Daniele accettava benissimo le sue critiche.

Andando avanti con gli anni Daniele e Jey si vedevano per allenarsi e con Caterina rimase in buoni rapporti.

Daniele a 23 anni riuscí a laurearsi in ingegneria edile e realizzò il suo sogno: quello di giocare nella nazionale italiana di Basket.

E i suoi compagni di Basket che aveva quando era un ragazzino non andarono da nessuna parte e rimasero per sempre inoranti per aver rifiutato un ottimo amico.

Morale: bisogna sempre inseguire i propri sogni anche con l'aiuto di amici e saper accettare le loro critiche costruttive.

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