Biblioteca "Maria Goia"

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Teodorico

18/01/2018

Teodorico Presentini è un ragazzino, di 13 anni, che va in terza media.

è un nerd, geek,un pochino in sovrappeso, molto simpatico, ma timidissimo.

Non ha amici. O almeno, non ne ha di “veri”, perché questi ultimi non ci sono quasi mai per motivi assurdi come il dentista 2 volte al giorno... Insomma, cose così.

Se gli mancano gli amici, non gli mancano invece le prese in giro.

Di questo, a Teodorico non importa, ma fino a un certo punto.

Ci sono i cosiddetti “insulti verbali”, detti a voce, che lui ignora, senza neanche accorgersi di ciò che gli dicono.

Ma oggi, nel 2018, ci sono i social. E questi sono il “portale” per il secondo tipo di insulti, i “Cyber insulti”.

Un giorno, non ce la fa più e cancella il suo account Instagram, che usava per seguire i creatori di manga che a lui piacciono. Come mai non ci avesse pensato prima, non lo sa neanche lui.

Ma questo è stato il suo più grande errore.

In seguito alla cancellazione, la sera, dopo cena, riceve un messaggio anonimo da WhatsApp:

“Hai cancellato il tuo account Instagram? Domani ne pagherai le conseguenze a scuola...”

Teodorico non si spaventa troppo, una parte di lui se lo aspettava, e gli è venuto in mente cosa fare:

Copia e incolla il numero su truecaller.com e vede subito il responsabile del messaggio:

è Luca Cabani. Luca Cabani è ovviamente uno che lo prende in giro, diciamo il capo del gruppetto che lo deride.

A scuola, per le 5 ore del giorno, non succede nulla di strano, nella sua classe, la 3C.

Ma quando esce, per prendere la bici, un tipo gli si avvicina e lo prende da dietro.
:”Ehy, ti ricordi di me? Sono quello del messaggio di ieri!”

Teodorico non fa in tempo neanche ad accorgersene che subito lo strattona e lo porta con sé in un grosso Mercedes Metris coi vetri oscurati.

Il viaggio è breve, troppo. Alla guida c'è un tizio che, da quanti piercing e tatuaggi ha, sembra avere 30 anni.

Eppure non può, almeno secondo Teodorico, averne così tanti.

Oltre a Luca, ci sono anche altri due giganti, quasi calvi, al contrario del guidatore, che era magro e basso.

Non una parola. Non dicono nulla, solo sguardi bruttissimi pieni di malvagità.

Quando arrivano, ci vuole un po’ per abituarsi alla luce solare, tanto era buio il furgone.

Si fermano. Teodorico non ci fa caso, ma si dispongono a cerchio attorno a lui.

Di colpo. I 2 omoni lo tengono, uno a destra e uno a sinistra.

Pugno in faccia. Non fa neanche troppo male, ma subito dopo una scarica di 4,5 pugni allo stomaco si fa sentire, ed anche molto.

Riapre gli occhi, e riesce ad intravedere Luca, tutto sorridente, che ride, con una chiazza di sangue sulla mano.

Teodorico non fa resistenza. Sa di non meritarsi quelle botte, ma sa anche che se provasse anche solo a fare un gesto di fuga, ne prenderebbe ancora di più.

Dopo un po’, il tipo alla guida, anche se non sembra, mostra un po’ di maturità dicendo:”Ok ok gliele hai suonate, ma ora credo basti amico!”

Luca non lo sente, o almeno non sembra. Dopo qualche secondo però, l’amico con i piercing inizia quasi ad arrabbiarsi:”Luca, sul serio, basta! Smettila!”

Ancora nessuna risposta.

Uno dei 2 omoni, capendo anche lui la gravità della situazione, incita pure lui a farlo smettere:

“Capo, Secco ha ragione! Ne pagheremo le conseguenze!

“Secco”, il soprannome del guidatore era questo.

I 2 omoni, avendone abbastanza, prendono Luca per le braccia e lo portano in macchina, nel sedile davanti.

Teodorico riesce a malapena a muoversi, ma si accascia al terreno poco prima del furgone.

Uno degli omoni lo raccoglie, e lo mette nel sedile affianco a lui.

Quindi partono, verso l’ignoto.

Questa volta sì che il viaggio è lungo: ci vogliono almeno 30 minuti, prima che Secco fermi il mezzo, per parcheggiare.

Subito dopo essere usciti tutti, prendono una specie di barella dal bagagliaio ma più piccola.

Appoggiano qui Teodorico e lo trasportano dentro casa.
Alla fine, Teodorico capisce subito dove si trovi: a casa di Secco.

Questo conferma i dubbi che lui aveva: Secco ha quindi molti anni in più di Luca, ha almeno 22 anni.

Iniziano a discutere:”Che si fa?”

-“Non ne ho idea, forse ho esagerato… ”

-”Forse? Ma sei stupido!?”

-”Ok ok, ho DECISAMENTE esagerato. Ma ormai quel che è fatto è fatto. Dobbiamo portarlo a casa sua.”

-”Dobbiamo??? No no, quello che ha esagerato sei TU, e TU sarai quello che lo porterà a casa e spiegherà tutto ai… ”

-”No! Andremo tutti.”

*Bzzzzz*

-”Chi è?”

-”E’ mio padre, mi dice che fra 20 minuti arriva a casa, e che gli serve il furgone.”

-”Oh… e, come ce la svignamo?

-”Io non posso andarmene. Lo sai che se mio padre vede il casino, poi…”

-”Sì sì, non esiterà a denunciarci e a tutto il resto, lo hai già detto 1000 volte. Comunque, abbiamo la macchina di Martello, e quindi abbiamo una possibilità. Su, forza, andiamo via. Ciao Secco.”

-”Ciao Luca… “

Trasportano Teodorico in un’altra macchina, quella di Martello.

La fretta si fa sentire, nell’andare via dal vialetto, e nel portare Teodorico a casa.

-Dove abiti?

-”Via del palaffo 22”. ancora non riesce a parlare bene.

-”Se provi a dire la verità ai tuoi genitori, finisci male. Sappilo.” lo rimprovera Luca.

-”Fì… lo fo…”

Quando arrivano, per non farsi vedere, gli fanno percorrere un pezzo a piedi, da sì e no 100m dalla casa.

Nel momento in cui passa nel vialetto, tutto barcollante, sua madre gli corre incontro, in un misto fra rabbia, per il fatto che è tornato tardi da scuola, e tristezza, viste le ferite.

-Teodorico ma cosa…? Come mai sei tornato così tardi? E perché hai tutte del sangue sulla faccia? Dobbiamo correre in ospedale!

-E’ che… fono caduto dalla bici…

-Sei un pessimo bugiardo. Non ce l’hai neanche la bici! A proposito, dov’è?

-Ehm… non… non poffo dirlo…

-E perché mai?

-E va bene. Ho fatto a botte.

-CHE COSA!?!? la madre rimane esterrefatta, e non può che credere a Teodorico, dato il sangue e gli occhi neri.

-Beh, parleremo meglio dopo di questa tua bravata. ora andiamo su, così prendo le chiavi della macchina e andiamo a farci mettere i punti. E’ evidente che tu ti sia spaccato un labbro…

-Mi difpiace mamma. Lo fo che non…

-No. Non servono a nulla le scuse. Ora andiamo, dai.

*all’ospedale*

-...Sono 4 punti sul labbro inferiore. In 2 settimane massimo dovrà essere tutto a posto.

-Ok dottore. Grazie mille…

-Ehe, ma di cosa? E’ il mio lavoro!

-Arrivederci!

-La saluto! Ciao piccoletto!

-Alla proffima…

*in macchina*

-Ora mi spieghi il motivo della tua azione. Avanti!

-Ho avuto… uno fcatto d’ira…

-E perché??

-Per… tutti gli fcherfi che mi fanno gli altri. Fono ftufo!

-Ma ti hanno mai picchiato?

-A parte oggi, no. Ma tutto fommato, se mi aveffero fempre picchiato, farebbe ftato meglio.

-E come mai? Ma tutte queste cose perché non me le hai dette prima?

-Beh, iniffialmente, mi deridono: mi tirano giù i pantaloni, mi infultano… e non te lo ho detto prima perché… non mi importava iniffialmente.

-Mh… beh, sappi che verrai comunque punito. Da oggi, non potrai usare il PC per…

-Non mi importa. Puoi punirmi anche per fempre, non mi cambia nulla.

-Ah… ok allora! Punizione a revoca!

*a casa*

-Ehi amore! dov’eri? Ah, ciao Teodorico!

-Ciao...

-Ciao amore. Teodorico deve dirti qualcosa…

-Che cosa?

-Eh… ho… fatto a botte…

-Ah. Perché?

-Mi prendono in giro!

-Ci sono passato anche io. Lo so che è doloroso, ma non devi arrenderti. Parlane, piuttosto che reagire. Non serve a nulla.

-Ok, graffie dei configli papà…

-Di nulla. Prometti che non lo fai più?

-Lo prometto.

-Uh, che brutta faccia. vado a farti del ghiaccio.

[Se l’è cavata bene Teodorico. Ma le sue sventure non finiscono qui…

Dopo a questo evento, non vede Luca per un po’. O almeno, si incrociano con lo sguardo, a scuola, ma non si parlano mai.

La bugia che ha detto a sua madre si avvera: iniziano davvero a deriderlo e a fargli degli scherzi di cattivo gusto. Inizia ad essere davvero pesante andare a scuola e vivere normalmente, come se nulla fosse. Ci sono però anche dei lati positivi: dopo ciò che è successo con Luca, i suoi genitori gli danno molte più attenzioni: lo aiutano con i compiti, lo portano più spesso a fare un giro da soli con lui… insomma, tra alti e bassi, Teodorico si è ripreso.

Accade però un evento che scatenerà in lui una reazione molto particolare…]

Mercoledì mattina. 1a ora: interrogazione di storia.

-Presentini alla cattedra.

-”Sì, prof.” Teodorico si era preparato benissimo il giorno prima, ed il risultato? Un’interrogazione impeccabile.

-Molto bene Presentini. Ultimamente stai andando sempre meglio. Che cosa è successo che ti ha convinto a studiare”? chiede ironicamente la professoressa.

-”Beh, tante cose, ultimamente…“ risponde, lasciando un alone di mistero alle sue parole.

*Driiiiiiiiiiiiiiin!*

2a ora: Educazione fisica.

Siamo a dicembre, e quindi si fa un po’ di svago: Dodgeball.

Durante la partita, tutti prendono di mira Teodorico: anche quelli della sua stessa squadra. Ma la prof, non ci fa caso.

3a ora:Arte. Le materie artistiche, facendo eccezione a quelle musicali, fanno davvero venire il voltastomaco a Teodorico, perché non sa disegnare. C’è la consegna degli elaborati, e la prof si sofferma sul suo elaborato, particolarmente fatto male. Durante il proseguimento della lezione, Teodorico nota un gran via vai di bigliettini, e per caso, uno destinato a quello del banco davanti a lui, capita sul suo. Capisce quindi il motivo dei bigliettini: stavano commentando il suo disegno, e “programmando” di prenderlo in giro durante l’intervallo. Ovviamente, come sarebbe stato lecito fare, porta il bigliettino alla professoressa. Ma lei non punisce in alcun modo i colpevoli, li ammonisce soltanto.

Intervallo.

Teodorico fa per prendere la sua merenda, ma subito i suoi compagni gliela rubano. Ormai è quasi normale, ma subito dopo, quando va per riprendersela, viene buttato per terra, cosa invece mai successa.

-Invece di mangiare, impara a disegnare, ciccione che non sei altro! ahahahah!

Ciccione, Scemo, Stupido… le aveva sentite tutte, e questo favoriva la totale indifferenza del ragazzo, a questi insulti.

Ma questa volta era diverso. Iniziano infatti a fare insulti peggiori: come “figlio di… ” o “maledetto il giorno in cui sei nato” o cose simili.

Teodorico si rialza, e, non sapendo cosa fare, va dalla docente, quasi in lacrime, a spiegargli l’accaduto. Ma il gruppetto che lo aveva buttato giù sembrava aver programmato tutto: poco prima del suo rientro, la professoressa esce tutta impettita e lo intima a seguirla, perché deve fare un “progetto di recupero” per il suo disegno da recuperare.

Non fa in tempo a dirglielo, che la docente va subito via dicendo:”torno subito.”

questo “subito”, in realtà vuole dire più di 40 minuti, per cui il povero ragazzo bullizzato lascia perdere.

Passa così la 4a ora a disegnare, e la prof, alla fine dell’ora, gli fa cenno di tornare in classe.

Al suo ritorno, c’è lezione di matematica. Questa lezione, scorre particolarmente bene. Quasi come se non fosse successo niente.

All’uscita, riesce ad intravedere Luca, che è tutto sorridente e gli passa vicino dandogli una vigorosa pacca sulla spalla. Un gesto quasi da amico, ma l’apparenza inganna.

Infatti, dopo pranzo, riceve una serie di notifiche dal suo cellulare.
E’ Facebook.

Onestamente, neanche lui si ricordava di avere un account Facebook.
Non è una persona sola, sono tante. Tutte che rimandano ad una certo post.

Quel post contiene una foto, la quale è la foto del suo disegno. Non capisce come abbiano fatto, ma poi ricorda: aveva lasciato la sua cartellina di arte sotto il banco. Errore madornale.

Da quel giorno, quella foto ha iniziato a fare il giro della città, ed ogni giorno riceveva insulti di ogni tipo.

Frustrato non sa come risolvere la faccenda. Non può neanche eliminare il suo account, dati i passati avvenimenti con Luca.

 

Passano alcune settimane, e gli insulti non fanno che crescere. A scuola, in giro, a casa su quel maledetto portale per gli inferi, anche chiamato internet.

Teodorico è vittima di Cyber Bullismo.

Ormai, comincia a diventare come un peso attaccato ad una catena indistruttibile, che non fa che aumentare la sua depressione.

Un giorno, dopo essere tornato da scuola, ed aver ricevuto le solite prediche, decide di farla finita. Dopo pranzo, di solito, sua madre va a lavorare all’ospedale, come infermiera, mentre il padre, si chiude nel suo ufficio, in casa, e lavora da lì.

Verso le 16:30, va in terrazza, controllando varie volte che il padre non uscisse dal suo ufficio. Si volta, e vede il vuoto più totale, dall’alto degli otto piani di altezza del suo appartamento.

Si sporge, e vede, come un’opportunità, per far sì che tutto finisca.

Gli sembra la soluzione più semplice, così vicina. Eppure non ci aveva mai pensato.

Sta per farlo. Sta per finire tutto.

Sopra di lui, al nono piano, vi è un ragazzino, di 15 anni, che sta vivendo più o meno la stessa situazione di Teodorico: prese in giro, nessun amico… sta pensando anche lui a come sistemare i divari con i suoi compagni di scuola, per avere un po’ di compagnia.

Inizia a guardarsi attorno, annoiato. E chi vede, per caso? Un ragazzo, un po’ in sovrappeso, che sta per saltare.

-Ehi!!! Tu!! Cosa fai!?!?!?

-Me ne vado. Perché?

-Perché te ne vai? E da dove?

-Me ne vado da questo mondo. Non ho niente da perdere.

-Beh… è impossibile! I tuoi amici? I tuoi genitori?

-Naah. Questa soluzione mi sembra più logica del restare in vita…

-Impossibile. Non è per niente logica questa “soluzione”. Anzi, più che una soluzione, a me sembra una fuga. Ti stai comportando da codardo.

-E cosa c’è di male? Non posso reagire.

-Come mai?

-I bulli, sai? Come diavolo reagisci a uno come Luca Cabani? Spiegamelo.

-Ah, ti prende di mira proprio Luca? Io lo ho conosciuto, ma non sapevo si fosse fatto bocciare.

-Mi sembra ovvio. Uno come lui…

-Effettivamente… Dai vieni qua.

-Ok.

_____________________________________________

FINE 1A PARTE

 

 

 

[Teodorico, viene quindi salvato da una voce amica: Matteo Galli. Matteo, convincendolo a non buttarsi, lo invita nel suo appartamento. Si presenta, gli racconta la sua storia, e scopre di avere molte cose in comune con lui: nessun amico, preso di mira, passione per i manga, per i PC… Insomma, sembra nascere una bella amicizia. E non di quelle che dopo un annetto finiscono. Ma sembra durare. E anche tanto. Per risolvere la situazione di Teodorico, Matteo proverà anche a mandare via Luca, dato che, avendolo conosciuto di persona ed avendolo frequentato, conosce i suoi punti deboli.]

 

 

*qualche mese dopo*

 

-Grazie per avermi salvato. Davvero.

-Lo dici sempre. Chiunque lo avrebbe fatto. Anche Luca, magari…

-Mah, ne dubito.

- Ma sì, preso nel giusto modo, può anche essere una brava persona, secondo me.

-E come?

-Io lo ho conosciuto, ricordi? Ero un suo grande amico, e lo conobbi prima che diventasse un bullo.

-Ah sì?

-Già. Pensa, andava pure bene a scuola…

-Noo! Non mi dire!

-... E so anche perché si comporta così.

-Dimmi tutto Matte.

-Quando ero alla fine delle medie io, con lui, ricordo che un giorno, di punto in bianco, smettemmo di vederci. Dopo 10 mesi, più o meno, sua madre,mi spiegò tutto: Suo padre, che con lui aveva un bel rapporto, era deceduto in un incidente stradale. Allora, mi ha spiegato che aveva una grande rabbia che buttava fuori ferendo fisicamente o psicologicamente i ragazzini più piccoli di lui.

-E come li conosce Secco e i 2 giganti?

-Andava in giro, in cerca di un modo per compensare quella sua perdita, anche perché il compagno di sua madre, non gli andava a genio. In quel momento frequentava spesso in un posto, in particolare: un bar, non frequentato da 13enni, come lo era lui al tempo. Per caso, un giorno, vede entrare 3 persone: uno basso, magro, dal viso sfilato, e altri 2 omoni robusti, molto alti.

-Proprio loro!

-Esatto. Avendo intravisto quei 3, fa conoscenza con loro, e scopre appunto che gli da soddisfazione maltrattare ragazzi più piccoli di lui. Da quel giorno, inoltre, smettemmo definitivamente di vederci.

-Wow. Che storia. Non avrei mai creduto che fosse diventato un bullo proprio così.

-Neanche io.

-Tu come pensi di aiutarlo?

-Lui odia parlare di suo padre. Era un pacifista, per cui Luca sa bene che non sarebbe stato orgoglioso di lui. Quando inizi a parlare di questo, sembra, anche se per poco, tornare il vecchio Luca che io ho conosciuto. Gli fa veramente male.

-Ottimo. Ma, in 2, come faremo?

-Dobbiamo coinvolgere più persone. Per esempio, tu hai qualche compagno di scuola che è preso di mira come te?

-Ovvio.

-Riusciresti a parlarci?

-Ho un po’ di paura, ma ci proverò.

 

 

*a scuola*

1-... Ehm, ciao?

-che vuoi?

-Volevo… ecco, volevo chiederti… una cosa riguardante… Luca Cabani.

-E perché?

-Sto-Sto cercando dei… dei volontari per… ehm… per parlarci, ecco.

-E cosa vorresti dirgli? Sentiamo.

-Vo-volevo provare ad aiutarlo.

-In cosa?!

-Aiutarlo a cambiare idea.

-Su cosa? Sul fatto di essere un bullo? Stai perdendo tempo!

-No… aspetta…!

 

 

2-Ciao.

-Cosa vuoi?

-Sto cercando… dei volontari per… parlare con Luca Cabani.

-Spiega un attimo. Cosa vorresti dire ad uno come lui?

-Io so perché si comporta così.

-Perché un bullo fa il bullo? Perché gli piace fare il bullo!

-Non proprio. Ha perso il padre in un incidente stradale.

-Ah. E cosa gli dirai, Eh?

-Da solo, nulla. Mi servono dei volontari che mi aiutino per l’appunto.

-Tutto sommato, non pensavo, ma sembra avere un senso il tuo discorso. Ci sto.

-Ah, spargi la voce… se riesci…

3-Ciao. sto cercando dei volontari per fare una sorta di ”discorso”

a Luca Cabani.

-Cosa? Spiegati meglio.

-Per farla breve: vorrei fargli smettere di comportarsi così.

-Ma, hai qualche idea?

-Sì. Suo padre, tempo fa, perse la vita in un incidente. Voglio provare a parlargli di questo argomento.

-Non sarà facile, ma mi hai convinto.

-Dillo anche agli altri, mi raccomando…

[Così, in 1 mese, Teodorico e Matteo, riescono a radunare un gruppetto di 15 persone che sono state bullizate da Luca.

Ci sono. E’ arrivato il giorno che hanno pianificato da tempo.

Matteo però apporta una modifica inaspettata al “piano”...]

 

 

*da Matteo*

-Quindi, hai capito tutto per domani? Sei pronto?

-Sì Matte.

-Allora dimmi cosa devi fare.

-Va bene. All’uscita di scuola, vado subito in quel vicolo lì vicino…

-Ti sbagli. Ho apportato un cambiamento. Settimana scorsa, per caso, quando stavo tornando da scuola, mi sono imbattuto in Secco e gli altri 2. Gli ho detto che io ero amico di Luca prima che suo padre morisse, e gli ho chiesto com’era essere il “guardaspalle ”di uno come lui. Sai cosa hanno risposto? Che a loro non piace per niente essere lì a vedere tutto. Gli sembra ingiusto.

-E quindi? Hai coinvolto anche loro???

-Esattamente. Ho già avvisato gli altri, mancavi solo tu a saperlo.

-Ma perché non me lo hai detto?

-Diciamo che “non volevo rovinarti la sorpresa”.

-Ma che sorpresa??

-Lascia perdere. Ora, quello che devi fare è semplicemente seguire il furgoncino in cui è Luca con la tua bici.

-Va bene.

*il giorno dopo, alla fine della lezione*

Teodorico sta pensando.

-Ci sono. Devo fare solo una cosa, seguire il furgone. seguire il furgone.

Parte. Teodorico lo segue a ruota, emozionato. Dopo qualche centinaio di metri si volta, per vedere se ci sono anche gli altri.

Vede una marea di ragazzini, su una bici, intenti a seguire quel furgone. E’ soddisfatto.

Dopo quasi un chilometro, nel furgone si vede una sagoma che si agita: E’ Luca, a cui hanno appena detto che non lo porteranno semplicemente a casa.

Più tardi, a 4 chilometri dalla scuola, il furgone si ferma, e svolta a destra. Da dietro passa rapido un motorino:è quello di Matteo.

Il Metris si ferma, e da lì escono subito tutti.

Si comincia. Luca è accerchiato dai tanti adolescenti che sono lì, davanti al lui, e fra cui si è inserito anche Teodorico.

Poco, ci vuole, prima che fra quel semicerchio di ragazzi se ne intravede uno, Matteo, intento a togliersi il casco da moto.

-Ehi Luca! Da quanto tempo!

-Cosa volete? Tutti voi!! VI SPACCO LA FACCIA!! A TUTTI!!!

-Calmati Luca, non mi sembra il caso di urlare.

-Se non mi spiegate nulla, non smetterò!

-Siamo qui per parlare di Franco.

-Franco chi!?

-Franco Cabani, Luca. Tuo padre.

-NO. LASCIATEMI ANDARE VIA!!!

-Calmati. Va tutto bene. Comunque, hai presente quei 10 mesi in cui non mi hai rivolto la parola, neanche a scuola? Lo so cosa è successo! Lo so! E voglio, o meglio, vogliamo, farti smettere di picchiare persone innocenti!

-LASCIATEMI!

-Vedi tutte queste persone, Luca? Hanno in comune una cosa: sono state picchiate da te! Ti rendi conto che è grave la cosa?

-...

-È normale che tu soffra, lo capisco. Ma non puoi sfogarti così? Stai sbagliando.

Nessuna risposta.

-Luca… devi cercare di andare avanti. Dillo a qualcuno della tua situazione! Ti possono aiutare.

-CHI MI AIUTA!? SFOGARMI MI AIUTA!

-Uno psicologo, ad esempio. Ci hai mai pensato?

-Gli psicologi non servono a niente.

-Luca, cresci un po’. Picchiando i ragazzini più piccoli, alimenti solo il tuo desiderio di sfogarti. E così fai male alle altre persone. Come ho convinto secondo te i tuoi amici a venire qui? Loro non vorrebbero che tu fossi così. Vorrebbero, un amico normale

-Davvero!?

-”Sì Luca. Davvero.” Interviene Secco.

-Ma che fastidio vi da?

-Noi non ne troviamo un motivo ben preciso. Ha ragione Matteo. Se devi sfogarti, farti aiutare. Sul serio.

-Luca, ammettilo, da quando hai iniziato ad essere un bullo, hai mai avuto qualche amico oltre a noi 3?

-No.

-Ecco. Vedi che ti stai facendo del male da solo? Oltre che a tutti questi ragazzi.

-Vedo.

-Ora, hai qualcosa da dire a loro?

-Mi dispiace.

-Più convinto!

-Ragazzi, vi chiedo davvero scusa. Sono davvero una pessima persona. Vi prometto che smetterò subito con il bullismo, da questo istante.

-Grande Luca!! Così si fa! Ritorna a parlare Matteo.

[Ce l'hanno fatta. Hanno fatto ragionare Luca. Quasi nessuno credeva all’inizio, a quello che Teodorico aveva proposto, ai suoi compagni di classe. Neanche lui, a dire il vero.]

*10 ANNI DOPO*

Teodorico sta tornando dall'Università, tutto contento.

Ha iniziato l’università 3 anni prima. Studia ingegneria informatica.

Ha appena finito l’ultimo esame, o almeno, spera sia l'ultimo.

Appena parcheggia la sua bellissima Honda CBR 400 RR,

Corre di sopra. Davanti alla porta del suo appartamento c'è Matteo. Appena lo vede lo abbraccia, come se non lo avesse visto per 30 anni.

-Allora? Come è andata? Se andato bene??

-Ehi! Ancora non lo so, lo ho finito oggi!

-Ah beh, è vero! Speriamo che sia andata bene!

Da oggi, Teodorico, ogni mattina, corre giù alla cassetta della posta per controllare se arriva il risultato.

Una mattina, però tornando dalla cassetta, suo tavolo nota una busta, su cui ci è attaccato un post-it, nel quale vi è scritto “Congratulazioni!”

Non avendo capito bene cosa aveva fra le mani, inizia a scartare violentemente la busta, per poi vedere il mittente: È l'Università.

Frena subito la sua irruenza, ma ormai non gli resta che tirare fuori la lettera.

98/110. Sta per urlare dalla gioia quando entrano i suoi genitori e Matteo, che lo abbracciano.

Teodorico a 13 anni stava per togliersi la vita, ma grazie ad un ragazzo un po' più grande di lui, che se ne accorge,non compie questo terribile gesto, e viene aiutato a superare quel brutto momento.

 

FINE

 

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Commento inviato da Selma Bueno il 09/02/2018 21:07

Bravi ragazzi ! Tema attuale, lettura piacevole e finale positivo .

Commento inviato da Martina il 14/02/2018 13:42

Mi ha ricordato molto un fumetto...
non limitarsi mai a fare nette distinzioni tra bianco e nero, ma cercare di vedere tutte le sfumature (le ragioni sottese a certi comportamenti)